Tour Massiccio dello Sciliar

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Quello che verrà descritto qui sotto è un trekking (è il caso di dirlo) di 3 giorni nella zona del Massiccio dello Sciliar, immerso nella zona delle dolomiti nel versante Sud Tirolese di Bolzano.
Erano tanti anni che Matteo voleva svolgere un trekking in montagna di più giorni e quando mi ha chiesto consiglio gli ho subito suggerito lo Sciliar! anche Danilo gli ha detto la stessa cosa, difatti lo scorso anno Robi ci ha fatto fare un giro davvero spettacolare! Eccolo qui. Matteo e Francesco non si sono fatti sfuggire l’occasione e hanno deciso di partire insieme.
Matteo ha organizzato il tour in modo da prevedere soste e pernotti nei rifugi, con percorsi di lunghezza e dislivello tali da essere svolti considerando la loro preparazione fisica. Ma come vedrete niente male!
Un percorso ad anello, svolto nel caldo Luglio 2017, che si e’ rivelato di circa 40 km con 3800 m di dislivello positivo e altrettanto negativo, suddiviso in tre giornate e mezzo di cammino con tratti di livello di difficoltà EE. Vista la lunghezza e il dislivello complessivi sconsiglierei di praticarlo a persone non molto preparate fisicamente e poco esperte di montagna, ma questo rientra nel regolamento di ogni buon escursionista.

Matteo ci descrive il Tour cosi’…

Nella zona dove abbiamo soggiornato non sono presenti molti impianti di risalita e quindi non risulta molto affollata di turisti nel periodo estivo, solo a Siusi ci sono alcuni impianti utilizzati per raggiungere la zona degli impianti sciistici e come si puo’ immaginare, quindi, il turismo che frequenta questa zona è un turismo consapevole della fatica da compiere per godersi a pieno il paesaggio della natura di montagna. I sentieri sono tutti ben segnalati e ad ogni incrocio presenti i cartelli con le indicazioni e i tempi di percorrenza, i quali però, rispetto alla zona del Trentino, sono un po’ troppo ottimisti e sono calibrati sull’andamento di persone ben allenate, con passo svelto e deciso e con poche intenzioni di fare pause lungo il percorso. Ci siamo accorti di aver spesso disatteso i tempi di percorrenza indicati nella segnaletica che abbiamo incontrato lungo tutto il percorso. La zona e’ molto tipica e caratteristica, immersa nel Sud Tirolo, ancora molto popolata da autoctoni con la conseguente possibilita’ di assaporare la cultura, gli usi e i costumi del posto.

Giorno 1 (pernotto a San Costantino)
La prima giornata e’ stata dedicata al viaggio in auto per raggiungere Fie’ allo Sciliar, visto che abitiamo in differenti zone di Italia, ci siamo incontrati a Modena, a metà strada, per poi svolgere la seconda parte del viaggio in auto insieme. Abbiamo voluto goderci il paesaggio della valle dell’Alpe di Siusi almeno una mezza giornata.
Avendo tutto il pomeriggio libero ci siamo concessi una passeggiata fino al Laghetto di Fiè, uno splendido lago affollato di persone in cerca di fresco dove e’ possibile fare il bagno. Siamo anche saliti alla Malga Tuff percorrendo un piccolo e comodo sentiero che da carrareccia si trasforma poi in un vero e proprio sentiero in mezzo al bosco con una discreta pendenza.
Abbiamo pernottato in zona San Costantino in una tipica e rustica mezza pensione con cucina tipica e casalinga niente male, dove e’ stato possibile cenare all’aperto godendosi il panorama sul Massiccio dello Sciliar (che abbiamo scoperto essere rappresentato anche sulla confezione di una famosa marca di wafer).

Giorno 2 (9km +1700mt dsl | pernotto Rifugio Bolzano)
Il secondo giorno, come previsto iniziamo il nostro trekking zaino in spalla, a Fie’ allo Sciliar facciamo rifornimento di viveri e acqua (almeno 2 lt) e alle 10.30 lasciamo la macchina a Umes/Ums e ci mettiamo in marcia per attaccare il sentiero numero 3, inizialmente immerso nel bosco con tagli che riportano alla strada bianca che sale alla Malga Hofer, dove appena raggiunta notiamo alcuni scarponi da trekking sfiniti appesi ad un albero (una vera opera d’arte). La pendenza e’ notevole e il tratto battuto in mezzo al bosco va poi trasformandosi in un largo sentiero ciotoloso, a tratti lastricato, che attraversa una gola molto suggestiva, per un lungo tratto il percorso è facilitato da pontili in legno attraccati alle pareti della stretta gola che si attraversa, fino a raggiungere Malga Sessel dove abbiamo approfittato per rifocillarci e reidratarci con una buona birra. Da Malga Sessel ci consigliano il sentiero piu’ veloce, il numero 1 suggerito anche dalle carte (ma la cui pendenza non ci facilita la via, il peso dello zaino e la fatica iniziano a farsi sentire). Il programma e’ di raggiungere il rifugio Bolzano dove pernotteremo a +2650msl, con non poca fatica raggiungiamo il Bolzano dopo circa 6 ore di marcia e dopo aver accumulato 1500mt di dislivello positivo. Il rifugio e’ grande, ben costruito con pareti in pietra e interni in legno, gestito dal CAI (forse l’unico o quasi in zona) dove lavorano come camerieri molti ragazzi del posto, uno dei quali ci mostra la nostra stanza situata in una struttura secondaria alla struttura principale, una camera doppia tutta rivestita in legno con letti bassi piuttosto comodi. Ci sistemiamo e ci rifocilliamo. Abbiamo ancora qualche ora di luce anche se ci riferiscono che alle 18.00 si cena e dopo le 19 la cena non viene piu’ servita. Lasciati i pesanti e impicciosi zaini in camera ci dirigiamo sulla cima del monte Petz/Pez, dove è affissa una croce in ferro e vogliamo goderci ulteriormente il panorama mozzafiato che circonda il Rifugio Bolzano. Affrontiamo quindi altri 250 mt di dislivello positivo ma senza zaini sulle spalle ci sembra quasi una passeggiata. Se avessimo evitato di farlo ci saremmo persi il migliore panorama che potesse offrire il Massiccio dello Sciliar. Un panorama mozzafiato su tutto l’arco dolomitico con vista che parte dal Latemar a tutto il Gruppo del Catinaccio con le sue vette Catinaccio, le Torri del Vajolet, l’Antermoia, piu’ a nord-est il Gruppo Sella con le sue vette del Sasso Lungo e Sasso Piatto, il Pordoi con sullo sfondo la Marmolada con il suo ghiacciaio e i suoi 3.343m di altezza e poi verso nord una vista mozzafiato fino ai monti al confine con l’Austria con visuale fino sul ghiacciaio del Gran Pilastro.
Il Rifugio Bolzano non ha accessi meccanizzati, puo’ far fede solo su un piccolo impianto a funi per il trasporto dei viveri, hanno in dotazione una moto da trial che alcuni dipendenti del rifugio utilizzano per gli spostamenti a valle, proprio nel momento in cui ci stavamo riposando in attesa della cena sentiamo il rumore di un elicottero che atterra a poche decine di metri dal rifugio, alcuni operai ci fanno spostare dai tavolini e li notiamo tutti intenti a smontare un piccolo chiosco in legno costruito recentemente che verra’ poi trasportato a valle dall’elicottero, non possiamo evitare di soffermarci ad osservare i lavori di movimentazione (un po’ come i vecchietti sui cantieri stradali) finché l’elicottero decolla con il chiosco di legno appeso al suo verricello e si allontana per le quote piu’ basse delle valli.
Ancora non siamo abituati agli orari del posto e rischiamo di non cenare, con un po’ di ritardo prendiamo posto in sala in un tavolo vicino ad altri due ragazzi escursionisti e scegliamo di rifocillarci con un bel pasto caldo e della buona grappa a scaldare il freddo della sera che a 2650msl inizia a farsi sentire.

Giorno 3 (13km +800mt dls | pernotto Rifugio Bergamo)
Il terzo giorno di soggiorno (il secondo di trekking) ci vede partecipi di un bellissimo percorso in quota senza un eccessivo dislivello, 13km complessivi con un dislivello positivo di 800mt. I giorni precedenti le previsioni meteo non raccomandavano niente di buono, ma per fortuna il temporale ha anticipato di qualche ora il suo passaggio concentrando la maggior parte della sua forza nella notte. Avevamo in programma di partire con calma e vedere come si mettevano le condizioni meteo e alle 9.30 del mattino sembrava che il cielo si stesse aprendo un po’, solo qualche nuvolone all’orizzonte, cosi’ decidiamo di partire zaino in spalla.
Imbocchiamo il sentiero numero 4 che dopo un breve tratto incrocia a sinistra il sentiero che raggiunge il paese di Compatsh/Campaccio, dove lo scorso anno sono scesi GANA e gli altri amici, ma noi proseguiamo sul sentiero 4 in direzione Rifugio Alpe di Tires. Il percorso in quota prosegue in sali-scendi, in mezzo ai pascoli, con pendenze non eccessive fino a raggiungere le Cime di Terrarossa, con la possibilita’ di attraversarle anche per via ferrata. Noi le fiancheggiamo seguendo il sentiero 4, lasciandole sulla sinistra su un percorso in discesa che diventa leggermente impervio dove si trova un punto con scaletta in legno per facilitarne il passaggio. Sul finire del tratto in discesa incrociamo alla nostra destra il sentiero che sale per “Buco dell’Orso” (un percorso molto suggestivo che prevediamo di percorrere il giorno seguente). Il paesaggio e il panorama ci lascia sbigottiti, spesso ci troviamo a soffermarci per gustarci lo spettacolo che si rivela ai nostri occhi, scoviamo perfino alcune stelle alpine al bordo del sentiero. Raggiungiamo il Rifugio Alpe di Tires in un paio di ore, costruito nel primo dopoguerra ha inaugurato la propria apertura nel 1963, ma nel 2015 e’ stato completamente ristrutturato al proprio interno con rifiniture che farebbero invidia al migliore dei resort (cio’ nonostante i prezzi per il soggiorno in questo rifugio non sono di gran lunga maggiori dei prezzi dei rifugi della zona). Facciamo una breve pausa e ci prendiamo un bel caffe’ caldo prima di ripartire (non siamo ancora a meta’ del percorso previsto), mentre scambiamo quattro chiacchiere con due ragazzi di Verona che stavano facendo un percorso per vie ferrate sul Catinaccio.
Finito il caffe’ rinfiliamo gli zaini in spalla e imbuchiamo il sentiero 3A per Passo Molignon dove incontriamo un passaggio su roccia con la presenza di una corda in metallo per reggersi (onestamente la corda in metallo ci e’ risultata abbastanza inutile e in una posizione piuttosto bassa e scomoda rispetto al passaggio, ma forse nel periodo invernale con il terreno reso scivoloso dalla neve e l’attrezzatura necessaria puo’ tornare molto piu’ utile). Scorgiamo di fronte a noi l’attacco della mitica “Ferrata Laurenzi” (i ragazzi di Verona ci avevano riferito pochi minuti prima che sia temporaneamente chiusa a causa di lavori di risistemazione). Raggiunto il Passo Molignon incontriamo un clima non proprio dei migliori, avevamo raggiunto uno dei punti piu’ elevati del nostro percorso e in un giorno in cui le previsioni meteo davano brutto tempo, abbiamo percorso Passo del Molignon attraverso un bel nuvolone grigio che ha ridotto drasticamente la visibilita’, le temperature si sono leggermente abbassate e cosi’ ha anche iniziato a piovere, ci siamo bagnati ma non eccessivamente le nostre mantelle e antivento per fortuna hanno retto “l’impatto”. Il percorso per raggiungere la gola procede in discesa a zig zag con una pendenza piuttosto elevata, il ghiaione e i ciotoloni presenti sul sentiero battuto non facilitano e non ne agevolano l’andamento, ma con calma raggiungiamo la fine della gola, fiancheggiata sulla sinistra dalle cime del Molignon e del Catinaccio d’Antermoia, e sulla destra da cima del Principe, fino ad incrociare i sentieri che a destra portano al Rifugio Bergamo e a sinistra il Rifugio Passo Principe. Abbiamo ancora qualche ora di sole e un po’ di energie fisiche e mentali che ci portano a scegliere di fare una piccola variante al percorso stabilito e raggiungere anche Passo Principe, dove fare una pausa prima di ritornare verso il sentiero che ci portera’ al Rifugio Bergamo. Il percorso per raggiungere Passo Principe fiancheggia il costone proprio sotto Croda del Cimel, alcune frane hanno portato via il sentiero battuto e siamo costretti a trovare vie alternative per oltrepassare le frane. Siamo molto sotto al costone e il mio dispositivo GPS perde il segnale per un breve tratto. Ci accingiamo a percorrere la salita che porta a Passo Principe e in non molto tempo raggiungiamo il rifugio Passo Principe dove scambiamo quattro chiacchiere goliardiche con il gestore che ci propone una paio di grappe fatte in casa veramente buone. Se non fosse che il percorso programmato prevede di raggiungere il Rifugio Bergamo saremo rimasti molto volentieri in questo rifugio, dove abbiamo trovato un clima molto accogliente e simpatico, ma il Rifugio Passo Principe e’ gia’ al completo per la notte e se non raggiungiamo il Rifugio Bergamo, il giorno successivo ci aspetterebbe un percorso ancora piu’ lungo di quello previsto, cosi’ ci rimettiamo in marcia, il sole inizia ad abbassarsi dietro le vette del Gruppo del Catinaccio e le temperature che non sono state mai alte per tutta la giornata iniziano a scendere sensibilmente, ma in cammino non si soffre particolarmente freddo. In un’ ora di marcia raggiungiamo finalmente il Rifugio Bergamo, arriviamo giusto in tempo per sistemarci, rinfrescarci e reidratarci con una buona birra prima di cena, anche qui alle 18.30 puntuali si mangia. Costruito nel 1887 a 2165msl mantiene la sua forma e spirito originale, e sovrasta la veduta su tutta la Valle Ciamin sottostante. Dormiamo in camerata per risparmiare qualche soldo e reinvestirlo in buone grappe fatte in casa, la cena offre menù fisso, la cucina non è eccezionale ma vista la difficolta’ di reperire ingredienti freschi è molto più che accettabile, anche il personale molto accogliente, parlano in italiano anche se con qualche piccolo tentennamento, scambiamo alcune impressioni sul posto e ci spiegano meglio le caratteristiche dei sentieri che avremmo intenzione di percorrere il giorno successivo, riferendo di volerci dirigere verso Monte Tschafon/Cavone ci confermano di passare per “Buco dell’Orso” anche se si macinerà ulteriore dislivello positivo e di percorrere poi le creste di Croda del Maglio che presentano elevata difficoltà tecnica ma ci permetteranno di non perdere dislivello per poi dover risalire alla fine verso Monte Cavone.

 

Giorno 4 (18km +1300mt dsl)
Il terzo giorno di marcia ci aspetta il percorso piu’ impegnativo sia per difficolta’ tecnica che per la lunghezza, partiamo presto alle 8.30 siamo in marcia dopo un abbondante colazione come i rifugi della zona sanno servire. Dopo aver salutato il personale imbocchiamo la discesa che prosegue dal Rifugio Bergamo verso Valle Ciamin percorrendo il sentiero 3A fino all’incrocio con il sentiero che risale in quota passando per “Buco dell’Orso”.
Il sentiero e’ segnato su openandormaps di colore nero, ad indicare l’elevata difficolta’ tecnica che ci attende. Inizialmente ci troviamo in ripida risalita in mezzo al bosco invaso da pino mugo (dalla cui radice viene prodotta una buonissima grappa con un aroma eccezionale), fiancheggiando un torrente che dona delle rumorose e splendide cascate naturali, per poi aprirsi ad una risalita su roccia con passaggi su corda in acciaio con livello di difficolta’ EE e arrampicata di grado I. Il percorso risulta molto suggestivo, sarebbe stato impossibile scegliere di non farlo.
Arriviamo in quota sul sentiero 4 che avevamo gia’ percorso all’andata il giorno precedente da Rifugio Bolzano, sbucando a circa mezzo km dal Rifugio Alpe di Tires che ci lasciamo alle spalle, proseguendo verso ovest fino a raggiungere con passo svelto e deciso nuovamente il Rifugio Bolzano, dove ci soffermiamo per una lunga pausa a rifocillarci prima di ripartire. Per scendere dal Rifugio Bolzano scegliamo di percorrere il sentiero 2 che raggiunge Malga Sessel, piu’ dolce e morbido. Prima di raggiungere Malga Sessel il sentiero 2 incrocia il sentiero 9 che passa per le cosiddette creste del monte “Croda del Maglio”, passaggio consigliato dal personale del Rifugio Bergamo la mattina prima di partire.
All’uscita del sentiero 2 incontriamo una coppia di anziani signori di Firenze con i quali iniziamo una bella chiacchierata piena di apprezzamenti del posto che ci stava ospitando, erano dei frequentatori assidui della zona di cui si erano letteralmente innamorati, alla loro età però svolgevano solo alcuni sentieri e ci avevano avvisato delle difficoltà che avremmo incontrato nel percorrere le creste. La stanchezza fisica iniziava a farsi sentire, insieme anche a qualche dolore articolare. Ma dopo la pausa e la bella chiacchierata con la coppia di Firenze ci facciamo coraggio ed iniziamo ad affrontare il sentiero 9, il quale alterna fin da subito dislivelli positivi e negativi con forte pendenze fino a raggiungere la parte piu’ esposta che richiede passo sicuro e assenza di vertigini, dove ci si puo’ aiutare reggendosi alle corde in acciaio saldamente ancorate sulla parete rocciosa. Il percorso varia di tratto in tratto e regala panorami mozzafiato, toccando le cime di Mezzodì, di Monte Nicola e della Croda del Maglio, fino a raggiungere con sentiero piu’ comodo e battuto il Rifugio Monte Tschafon/Cavone.
Il Rifugio Monte Tschafon/Cavone e’ un piccolo gioiello immerso nella natura a 1700msl, struttura a conduzione familiare, famoso nella zona per la buona qualità della cucina e per la calorosa accoglienza, un orto fornisce tutti gli ingredienti utilizzati in cucina, dove si possono assaggiare dei deliziosi e genuini piatti. Arriviamo in tempo ma abbastanza stremati dalla stanchezza fisica, ma il posto che ci accoglie questo ultimo giorno di soggiorno e’ veramente bello e ben tenuto. Ci rifacciamo con una deliziosa e abbondante cena che compensa tutte le fatiche sofferte in questo ultimo (o quasi) giorno di cammino.

Giorno 5 (3km -500mt dsl)
Al risveglio iniziamo a realizzare che il nostro tour è quasi al capolinea e quasi non ci rassegniamo. Dopo una consueta abbondante colazione con prodotti genuini fatti in casa prepariamo i nostri zaini un ultima volta e a malincuore imbocchiamo il sentiero numero 4 che dolce e morbido e con pendenze non eccessive ci conduce al piccolo paese di Umes/Ums, dove avevamo lasciato la macchina.
Percorriamo il sentiero numero 4 con estrema calma e senza lasciarci sfuggire gli scorci di panorama, che sapevamo di poter osservare solo per un’ultima volta prima del ritorno a valle. Ci abbiamo impiegato circa 3 ore rispetto alle 1.20 indicate dalla segnaletica, perché la stanchezza fisica si faceva davvero sentire ma anche perche’ non volevamo che le splendide emozioni vissute in questi 3 giorni finissero cosi’ presto.
La macchina ci attendeva a Umes/Ums dove non abbiamo rinunciato all’opportunita’ di berci un ultima birra fresca.
La festa dei volontari dei Vigili del Fuoco di Umes/Ums ci ha dato la possibilita’ di poterci mangiare un ultimo bratwurst affogato in tanta senape e accompagnato dagli immancabili crauti conditi con speck, semi di cumino e aceto di mele.
Abbiamo anche imparato a giocare a “Mau Mau”, grazie agli anziani e bambini che si stavano godendo la simpatica festa di paese dei volontari dei Vigili del Fuoco. “Mau Mau” e’ un simpatico gioco sudtirolese con le carte molto simile a “Uno”, anche se le carte utilizzate avevano simboli e figure mai visti che ancora non siamo riusciti bene a memorizzare, ma tornare a casa senza aver capito l’utilità di quelle carte con figure e segni alquanto strani non avrebbe coronato il nostro bellissimo percorso e viaggio, svolto in un posto da sogno, con tutti gli elementi adatti per poter assaporare cultura, usi e costumi tipici e caratteristici di una zona che è ancora capace di tramandare di generazione in generazione la propria cultura e il rispetto della montagna.

by Trotto

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