Avventurosa in Majella

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Di sicuro è stata la mia prima avventurosa (wild): stare tre giorni in montagna, camminare su valli, cime e boschi dormendo due notti in tenda non lo avevo mai fatto, eppure non era la prima volta, non saprei il perché forse perché in montagna ci sono spesso, forse per il ricordo di quelle poche volte che da ragazzino ho dormito nella tenda, oppure perché è una cosa che mi ha sempre attirato e sento dentro e l’avventura in Majella è solo la sua estrinsecazione. Non saprei dirlo meglio di così cioè la prima volta ma che lo avevo già fatto tantissime altre volte.

Siamo partiti la mattina poco dopo le 8, Lucio saluta affettuosamente i suoi figli, gioca scherza e saliamo in macchina, non sapevamo nulla di cosa avremmo trovato, il percorso ovviamente lo abbiamo guardato nella carta, studiato le fonti di acqua, ma fino a quando non sei li non lo sai! E noi due non eravamo mai stati in Majella, la nostra meta il monte Amaro, come ha detto Lucio a Bisti il monte senza zucchero!

Arriviamo a Pacentro, molto bello e meriterebbe una visita, ma noi ci mangiamo un bel piatto di pasta, e poi via a prendere il sentiero, il P5 da fonte nunzio per arrivare fino alla fonte dell’orso e piantare le tende poco sopra a 1800 metri!

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Apriamo due scatolette per cena e ci gustiamo il panorama! Osserviamo e cerchiamo di capire come si muovono le nuvluca2ole, sembra quasi che quello che abbiamo studiato lo possiamo finalmente vedere, chiacchieriamo e intorno le 21, 30, dopo il bellissimo tramonto sul Gran Sasso, si va a dormire.

Soffro un po’ il freddo ma tutto sommato riesco a fare delle ore di sonno, alle 5 ci si sveglia si fa colazione, si va a prendere l’acqua alla fonte dell’orso e via zaino in spalle (non l’ho pesato ma leggero non era). Ci si incammina verso la forchetta della Majella, incrociamo il P1 e via si sale e ci si riposa, è presto siamo ad ovest quindi il sole ancora non ci raggiunge! Avanziamo verso la valle della femmina morta, fino a vedere quell’astronave (come qualcuno l’ha definito) arancione ossia il Pelino! arriviamo alla grotta Canosa, per fare l’ennesima pausa, con lo zaino distruggo un omino che poi ricostruiamo e via l’ultimo sforzo fino ala cima del Monte Amaro, il Monte senza zucchero.

Inutile dire che il paesaggio è spettacolare ed originale!

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Dopo aver mangiato i nostri panini ci mettiamo in cammino per scendere a valle, un po’ di incertezze per trovare la Rava del Ferro, a causa di una vecchia carta con numerazioni non più corrispondenti alla segnaletica, ma presto si comincia a scendere e presto ci siamo accorti di che tipo di discesa fosse e di quanto ancora dovessimo faticare. 1500m di discesa su rocce, ghiaione non sono uno scherzo soprattutto con quei kili sulle spalle! Però arriviamo in fondo, fino alla Lama Bianca!

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Desideravo una fonte, sapevamo che c’erano diverse fonti, ma non sapevamo che quando saremmo arrivati li la forza per cercare quella che buttasse l’acqua non c’era! Grazie alle indicazioni di un motociclista siamo arrivati presto alla fonte della lama bianca o meglio Persechillo! Abbiamo bevuto, ci siamo rinfrescati e abbiamo pernottato. La seconda notte è andata meglio, non era freddo ed eravamo in una faggeta meravigliosa, un letto di foglie.

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Il terzo ed ultimo giorno abbiamo proseguito verso SUD, indicazione regalataci dal tramonto della sera prima, attraversando il bosco con l’aiuto della carta e GPS per andare a prendere il sentiero Q1 che ci avrebbe condotti attraverso dei pratoni sulla strada poco prima di dove avevamo parcheggiato l’auto.

Era la prima volta che facevo una cosa che ho sempre fatto.

GANA